
Viaggiare è, nella lista delle cose per cui vale la pena vivere, al secondo posto per quasi la totalità delle persone.
Scoprire nuovi luoghi, venire a contatto con genti diverse, con sapori, odori, forme che si discostano dal nostro piccolo cantuccio, sono cose che rimangono intrise in noi, che entrano profondamente nella nostra memoria e che, a distanza di anni, risalgono in superficie come un bolla d’aria liberata dal suo anfratto guardando semplicemente una fotografia o sentendo un profumo.
Viaggiare porta con se anche molto lavoro, scegliere il luogo, preparare l’itinerario, trovare il volo, l’albergo, preparare le valigie e trovare il modo di andare e magari tornare dall’aeroporto.
FK:> MG, i miei hanno lasciato la macchina ad Orio, potresti andare a recuperarla con mio fratello come d’accordo? Io devo andare al corso di Yoga
MG:> Si certo, fatti dire dove l’hanno lasciata, io più tardi sento CN.
FK:> Ok, poi ti mando una mail con le istruzioni per recuperarla, le chiavi dell’auto sono in salotto.
Torno a casa un po’ più tardi del solito perché la mattina Morfeo aveva deciso di tenermi ancora un po’ li tra le sue braccia, cerco il contatto di CN su Skype, è online, telefono.
CN:> Ciao MG, hai ricevuto il mio SMS?
MG:> No, ho lasciato il telefonetto spento a casa, mi volevi dire qualcosa per la macchina? A che ora andiamo?
CN:> Ehm, mah, mi ha detto il medico che c’ho le papille gustative interrotte. Poi c’ho un gomito che fa contatto col piede, mio padre ieri e’ rimasto chiuso nell’autolavaggio …
MG:> Lei ti ha dato il 2 di picche? Capito, ci andrò con FK.
Clack, avviso subito la mia coinquilina con un messaggio, nella speranza di non disturbarla mentre, nell’atmosfera spirituale dello Yoga, cerca il massimo rilassamento, me la immagino mentalmente proiettata in un campo verde, con l’odore pungente dell’erba appena falciata, gli uccellini silenziosamente accovacciati tra i capelli, colorate farfalle che silenziosamente le volano attorno e come sottofondo la dolce musica delle foglie cullate dalla brezza.
Mentre aspetto le 22 Morfeo inizia a farmi un po’ di avances, quando mi ha quasi convinto suona il telefono, è la mia asceta.
FK:> Ciao MG, allora mi passi a recuperare e poi andiamo a prendere la macchina? Ti aspetto davanti alla SMA.
MG:> Ehm, uhm, non è meglio andare domani? È un po’ tardino …
FK:> Ma no dai, visto che siamo in giro io direi di andare, ti aspetto qui.
Cerco di spiegare al dio pagano del sonno che non mi posso trattenere, ma i miei argomenti non sono proprio convincenti, mi sforzo di uscire dal torpore che mi avviluppa.
Inizio pian piano a capire cosa devo fare, ho un flash, mi ricordo di non aver stampato l’email con le indicazioni e ho il vago presentimento che servirà.
Mi collego a Gmail, cerco le indicazioni e le stampo, penso già a cosa far dopo ma la stampa non parte, attimo di panico, pork! dopo lo stravolgimento arredo-strutturale del salotto non ho collegato la stampante.
Corro alla laser, prendo i cavi e mi butto negli angusti spazi sotto la megascrivania presidenziale, non c’è una presa di corrente libera, ne stacco una e attacco.
Inserisco l’altro cavo nell’usb, ma nel foresta amazonica di cavi non posso far altro che toccarli tutti.
Tra i tutti c’è anche il cavo USB del modem ADSL, un cavo all’apparenza robusto come una quercia millenaria invece la sua lucente corazza argentata nasconde un’inimmaginabile fragilità.
Un leggero tocco, uno spostamento d’aria, un battito di ciglia e il caro punkachan disconosce immediatamente il portone spalancato sull’immenso oceano informatico, sprangandolo a doppia mandata.

Pork, da buon informatico stacco e riattacco il cavo USB, clicco l’iconcina magica e … nulla, connessione bloccata.
Dal manuale dell’esperto informatico, pag.65, se stacco e riattacco non da i risultati sperati, spegni e riaccendi.
I minuti passano, il pc si è riavviato, internet funzica, firefox è già sulla pagina corrretta e la laser sforna l’agoniata “mappa”.
Scatto felino, infilo il giubbetto mentre chiudo la porta, piego la mappa, mi sistemo la camicia nei pantaloni e prendo le chiavi della Carmilla.
Esco, sono sulla strada, vedo FK che mi viene incontro, che gentile, ha visto che stavo ritardando e si è incamminata.
Fermo l’auto, le sorrido, penso come le ha fatto bene lo yoga, ha la pelle così distesa … nel mentre mi fissa in modo un po’ “intenso” e bofonchia qualcosa sul fatto che fa freddo e che è mezza congelata, capto qualcosa anche al riguardo del fatto che sono sempre in ritardo e che la mappa non serve a nulla perchè ha tutto in testa.
Dopo lo yoga mi aspettavo un tono di voce più disteso, invece sembra un po’ astioso, che strano.
Il tono peggiora di molto quando dopo qualche chilometro effettuo un’inversione ad U perchè mi accorgo di non aver preso le chiavi della macchina.
Dopo essere tornato in macchina con le chiavi finalmente in tasca penso che questo yoga non funziona a pieno, rilassa solo la pelle, la rende molto liscia, quasi tirata.
Guido rapidamente verso l’aeroporto e nel mentre sento come sottofondo una voce che parla di inaffidabilità e quant’altro.
Arrivati in aeroporto fermo la macchina, metto le quattro frecce, FK in modo molto risoluto parte diretta al recupero dell’auto, io attendo.
Passano 15 minuti e la vedo rientrare, le chiedo se ha trovato la macchina, non ho ben capito la risposta, ma mentre si allenava con la la tecnica dei 100 colpi di Nanto sulla portiera della macchina ho carpito qualcosa a riguardo di suini e Ente Supremo.
Prendo la mappa e vado in perlustrazione, nella mia mente passano frasi come, non la troverai mai, non si capisce nulla, andiamo a casa, stranamente sembrano tutte dette da una voce conosciuta …
Mi addentro nel parcheggio, leggo la mappa,
Allora da quello che ho capito la macchina è nel settore B, mi ha detto di andare oltre la biglietteria.
Il parcheggio rimane allo scoperto, ad un certo punto dopo le macchine a noleggio della Hertz (ma non so dove sono)
la strada o cmq il parcheggio “sale” quindi credo che ci sia un piano rialzato o qualcosa di simile che si raggiunge girando a destra o sinistra dopo la Hertz….
e a sto punto è la quinta macchina.
la richiudo, mi sembra che il master questa sera sia stato più criptico del solito, spero almeno in qualche tiro di dado fortunato.
Arrivato al bivio ho un’illuminazione da pesciolino, la strada che sale un po’ è una metafora, significa sali le scale e vai al piano rialzato che vedi di fronte a te!
Salgo le scale in modo circospetto, conto le auto a sinistra, uno, due, tre, quattro ed eccola!
Apro l’auto, recupero il biglietto, torno al punto di partenza, pago.
Mi aspetto, gioia, gaudio e tripudio, giorni di festeggiamenti, sgozzamenti di bestie grasse, raffiche di tappi di champagne, fuochi d’artificio, 10000px e almeno un oggetto magico invece sento un laconico “come cazzo hai fatto a trovarla????“, questo yoga proprio non va bene.
Pensavo di finire di leggere non prima del tuo ritorno dal viaggio di piacere, invece incredibilmente ce l’ho fatta!
…se penso che tutto questo è stato scritto su un palm, la mia domanda potrebbe essere qualcosa di simile: “Ma come cazzo hai fatto a scriverlo tutto con Graffiti???” ;)
Purtroppo quel maledetto CE non ha un Graffiti all’altezza di PalmOS, l’ho scritto con la tastierina svantaggio.
TERIBBBBBBBILEEEE!!! ;)
hai dimenticato che prima dei 100 colpi di Nanto c’è stato il tentativo di battere il record europeo di lancio delle chiavi: 55,34 mt senza rincorsa.
ooohmmmmmmm :)
Vero, ma non è stato omologato perchè in macchina c’era acceso il riscaldamento che dava un vento di +2.3 m/s
Mi è venuto il singhiozzo dal ridere.
BUUUUUUUUU,
passato? :)